Viviamo in una

città straordinaria.

Che sa stupire e conquistare per la sua bellezza, la sua austerità, il suo carattere unico e fiero. Una città contraddittoria: conservativa e rivoluzionaria, identitaria e multietnica, amabile e al contempo ostica, che negli ultimi anni si è trovata oggetto di rinnovate attenzioni, grazie alla centralità nei traffici internazionali, alla riapertura di Porto Vecchio, alla ricchezza del suo patrimonio scientifico e finanziario, a un ritrovato appeal turistico.

Grandi opportunità, messe però a rischio in questi mesi – insieme a tutto ciò che amiamo e che rende speciale questo territorio – da un virus che minaccia non solo di cancellare le chance di futuro che sembravano aprirsi, ma anche di accelerare un declino che per troppo tempo abbiamo finto di non vedere.

Trieste, infatti, negli ultimi 50 anni ha perso quasi 80 mila abitanti, è al primo posto in Italia per numero di cittadini – soprattutto giovani – costretti a partire per cercare fortuna all’estero, assiste ad una progressiva desertificazione del tessuto industriale e produttivo che si associa ad un isolamento segnato da collegamenti con il resto del Paese e dell’Europa sempre meno frequenti ed efficienti.

A tutto ciò si è aggiunto il Covid-19 che ha portato con sé scenari e timori inediti, capaci di mettere seriamente a rischio la tenuta economica e sociale della nostra comunità.

Stanno emergendo situazioni di precarietà e povertà mai sperimentate finora.
Imprenditori che, a causa dei ripetuti lockdown, rischiano di non farcela, famiglie private di un tessuto sociale capace di sostenere vecchie e nuove fragilità, nuove generazioni costrette a vivere scuola, attività e amicizie “da remoto”, inedite forme di solitudine nate dall’impossibilità di ritrovarsi e stare insieme.

Lo sperimentiamo ogni giorno: va evitato che l’incertezza, la stanchezza e i timori di questi mesi si trasformino in sfiducia, diffidenza, paura dell’altro, rabbia, e sfocino in un’ulteriore e pericolosa disaffezione nei confronti delle Istituzioni.

In questo quadro la prospettiva che la nostra città ha davanti a sé è ancora più epocale: è urgente offrire risposte immediate per questi mesi difficili e costruire da subito un’idea organica e ambiziosa di sviluppo che valorizzi le opportunità forse irripetibili di questo periodo storico.

È una sfida difficile che non può essere affidata soltanto ad un singolo, a un ristretto gruppo di persone oppure risolta con una delega in bianco al politico del momento.

Serve un nuovo impegno, appassionato e collettivo.
E uno spazio diverso in cui osare e sperimentare, un laboratorio a disposizione della collettività.

Un

PuntoFranco.

Libero

PUNTO FRANCO perché libero, aperto e trasversale, organizzato per accogliere i contributi più diversi, pensato per guardare oltre gli schemi e le divisioni che hanno ingessato e tenuto in ostaggio la città per tanti decenni;

Affrancato

PUNTO FRANCO perché “affrancato” dalle beghe e dalle polemiche che troppo spesso allontanano i cittadini dal dibattito pubblico, controcorrente perché fondato sulla convinzione che la carica politica più importante è quella di privato cittadino;

Riferimento

PUNTO FRANCO come riferimento per chi crede che – dopo tante chiacchiere – la riqualificazione di Porto Vecchio, l’istituzione della città metropolitana e il pieno sviluppo dei punti franchi siano la scintilla da cui è possibile far ripartire la nostra città.

Per i sognatori

PUNTO FRANCO come luogo dedicato a chi vuole fare proposte ambiziose ed è stufo di essere considerato soltanto un sognatore;

Sappiamo che non è semplice fare squadra fra persone di esperienze, idee, estrazioni diverse per costruire insieme un progetto che guardi lontano e non solo all’emergenza del momento o a un ritorno immediato.

Noi vogliamo provarci per la nostra città, per le persone che la animano oggi e per chi verrà dopo di noi. Soprattutto in questo momento, nessuno può immaginare di salvarsi da solo.
Occuparsi del bene comune è una sfida troppo importante per essere lasciata solamente ai politici di professione.

E solo il coraggio di tanti

Muove il cambiamento.


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